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La storia del nostro perché.

Questa associazione nasce nel 2004 dalla mia convinzione che si possa vivere meglio ed in modo diverso, se ci si guardasse intorno, con più attenzione all’uomo e non solo al ruolo sociale che si manifesta, scelto o subito che sia.

Così, con un gruppo di persone che, spero, condivideranno nel tempo il mio entusiasmo, abbiamo iniziato un esperimento sociale di presa in carico diretta d’alcuni problemi quotidiani a noi più vicini.

Naturalmente con grand’umiltà per la difficoltà dell’oggetto sociale da sviluppare e per l’inadeguatezza iniziale dei nostri mezzi e risorse. Pian piano e con costanza, nel tempo questo disagio diminuirà permettendoci di realizzare un progetto di civiltà e lasciare un esempio, una traccia dei passi fatti per non perderci. Al Pollicino della favola ciò fu utile.

Vorremmo affrontare nei fatti alcuni problemi di rapporto tra persone, sempre più complessi, estesi e tesi in ogni nucleo sociale, come le difficoltà di conciliare la dignità con le mansioni produttive, richieste dalla società in un’economia sempre più disattenta alla persona.

Problemi noti, ma ignorati per una sempre più diffusa forma d’accettazione passiva degli eventi che, portano moltissime persone a chiedere risposte ed aiuto.

Pochissimo oggi, però le persone, sono disposte a mettersi in gioco ed a tendere una mano a quelli che sono rimasti nella situazione da cui molti di loro stessi sono usciti, magari con compromessi di cui si vergognano, ma vorrebbero o si augurano, che anche altri li subissero.

La crescita dell’indifferenza purtroppo ci porta perfino a beffeggiare e talvolta anche a compiacerci, della crescente inadeguatezza dell’uomo sociale. Bisogna perciò affrontare e correggere nei fatti, alcuni aspetti di una società che, si esprime, sempre più spesso solo con l’immagine e solo ad essa da valore.

Chi non può omologarsi o stare alla pari, per dimenticare il peso del giudizio della sua inadeguatezza, spesso delinque cercando scorciatoie o altri surrogati che lo facciano sentire appartenente ad un “gruppo sociale” definibile anche se ciò alimenta però soltanto la spirale viziosa del suo isolamento civile.

Questi fatti, purtroppo oggi, sempre più frequenti sembrano non indurre a riflessione, anzi l’estendersi di questi disagi di vita, sembrano consolidare il buonumore di chi non vuol vedere, tanto che il vecchio proverbio mal comune mezzo gaudio risulta essere inadeguato, oggi il gaudio va verso l’interezza. Si critica con l’uso di luoghi comuni e ci si protesta benpensanti e ligi, per avere l’alibi di tenersi distanti da ogni azione volta alla rettifica di falso valore tecnico scientifico, che appaga i nostri finti bisogni, ma che non considera mai l’umanità dei soggetti più deboli.

Questi ultimi sono incitati, anche dai media, solo al possesso di beni, spesso solo tecnologici ma presentati come necessari che, gli vengono offerti dal mercato senza che li possano mai avere. Inoltre tanti benpensanti si rifugiano sempre più spesso in gruppi auto referenti, che più che la carità esercitano la superstizione e non praticano la solidarietà perché non vogliono dare nulla se non parole.

Questa breve descrizione delle intenzioni dell’associazione, ha fatto nascere in noi, la volontà di far qualcosa di concreto naturalmente contro il senso comune. Pensare un po’ di più e non solo ai giovani, ci farà capire nel tempo, che tante sono le cose da poter fare, o quanto meno a cui fare attenzione, come ad esempio quella di contrastare l’analfabetismo di ritorno, che ormai ha eroso l’interesse di tanti anziani, regrediti ad un infantilismo pericoloso fatto solo di gite e balletti.

Non essere più produttivi né consumatori, spesso annulla la loro importante funzione sociale nel trasmettere l’esperienza di vita umana vissuta, anche se senza meriti scientifici o economici e ci si dimentica anche del loro piacere di sentirsi accolti ed ascoltati per quel che sono.

Vorremmo reintrodurre l’amorevolezza nel rapporto, dimenticare le contrapposizioni ideologiche, ogni forma di estremismo discriminante e ridare valore sociale ad una cultura umana anche se poco scientifica.

Per fare questo non si può delegare ad altri, dobbiamo credo, seguire personalmente un percorso che, ci riporti verso un impegno sociale diretto ed attuare insieme un progetto di solidarietà concreta, almeno nel raggio della nostra portata d’azione del quartiere e della città.

Altre e più precise informazioni sul nostro percorso saranno riportate sul nostro giornale “Pollicino” che, seguirà anche il procedere della nostra attività nel tempo.

E.C.

il_nostro_statuto.pdf
 

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